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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

martedì 29 gennaio 2013

scuole


Questa lettera non l'ho scritta io, ma si riferisce ad una scuola del Faes, una scuola come quella che ho frequentato io e che frequentano, o hanno frequentato, i miei figli....mi piace molto!




2013
Cari genitori ed Egr. Direzione scolastica Cerreta,
sono una mamma di due bambini maschi,  della sezione Primavera e Materna.Quando iscrissi il mio primogenito, non avevo molta consapevolezza di cosa offrisse la scuola e del metodo educativo che si proponesse di seguire. Infatti, la decisione di portare mio figlio qui si è basata sul giudizio positivo di un amico di famiglia. Frequentando la scuola, partecipando alle riunioni di classe e di tutoria e cogliendo la gentilezza sincera di tutti gli operatori, mi sono sentita parte di un'atmosfera familiare.

Leggendo poi un libro di uno psicologo Inglese che vive in Australia, “ Crescere figli Maschi” –
Steve Biddulph, ho cominciato a cambiare idea sull'educazione omogenea (che prima in realtà
mi faceva torcere il naso) , e in me si profilava sempre più concretamente l'idea di far
frequentare ai miei figli una scuola maschile. Lo psicologo  
descrive i tre distinti stadi dello sviluppo di un maschietto: gli anni della tenerezza
(dalla nascita ai sei anni), in cui la figura di riferimento principale è quella della madre; gli

anni in cui impara ad essere maschio (dai sei ai tredici anni), e in cui ricerca il suo modello nel
padre; gli anni in cui diventa uomo (dai quattordici anni in poi), e in cui avrà bisogno anche di
una guida, un “mentore”, per entrare a far parte della comunità adulta. Potete immaginare che
qui mi è subito saltato alla mente il concetto di tutoria, fondamentale peculiarità di ciò che offre
la nostra scuola. Inoltre, l’autore spiega quanta influenza abbiano gli ormoni maschili sulla psicologia dei ragazzi, e come si debba quindi far fronte a tutta l’energia, la vitalità, ma a volte anche
l’aggressività che il testosterone determina nell’uomo. Infine si parla del sistema scolastico, del
mondo dello sport, e a come l’intera comunità possa e debba essere un sostegno per l’evoluzione
dal bambino all’uomo adulto, perché maschi e femmine possano crescere insieme, aiutandosi e
completandosi, ciascuno con le proprie caratteristiche.



Leonard Sax poi, noto psicologo americano, sostiene che, dato per assodato che
il cervello
seleziona, analizza, conosce la realtà in maniera diversa a seconda che il soggetto sia maschio o

femmina      
che tra maschi e femmine esistono differenze di maturità psicologiche- emozionali e
 

di interesse culturale- scolastico, sorge la necessità di far frequentare ai nostri piccoli una
scuola dove l’insegnamento sia mirato per interessare e coinvolgere i bambini e ragazzi maschi
alle materie proposte e dove il maschio non si senta in competizione con le sue compagne
femmine. “Il modo di apprendere dipende dalle differenze di sesso - spiega Leonard Sax - perché
questa differenza incide sensibilmente sul funzionamento degli emisferi cerebrali…”
L’educazione differenziata è una delle modalità pratiche più diffuse per realizzare la cosiddetta
personalizzazione dell’azione educativa. Il suo scopo è di favorire in ambito educativo l’ effettiva
parità di opportunità tra maschi e femmine tenendo conto delle loro differenze cognitive e dei
diversi tempi di maturazione, al fine di una crescita armonica di ciascuno. I sostenitori di
questo modello educativo sottolineano che, per garantire nei fatti le pari opportunità tra uomini e
donne, occorre tenere conto a scuola del fatto che neurologia, genetica e psicologia evolutiva
indicano che alcune differenze tra maschi e femmine sono innate. Per questo motivo,
l’educazione differenziata prevede modalità e strategie didattiche differenti, ma il curriculum
per i ragazzi e le ragazze è lo stesso, il livello accademico che si richiede agli uni e alle altre ha la
medesima qualità. Da qui nasce l’idea di mettere nelle condizioni, maschi e femmine
indistintamente, di apprendere nel modo migliore. Questa idea ha raccolto un sacco di adepti in
tutto il mondo. Le 210.000 scuole a educazione differenziata vengono frequentate da 40
milioni di alunni. E l’ European Association Single-sex Education ha rivelato gli aspetti
positivi di questa scelta. Nel Regno Unito, per esempio, esistono 1002 scuole differenziate, di cui
più di 400 statali. Ben 81 di queste sono state elencate tra le cento scuole con i migliori
risultati. In Italia gli esempi positivi non mancano, anche se in controtendenza con il resto del
mondo, il nostro paese fatica, però, a considerare la scuola omogenea come una valida
alternativa. Circa cinquant’anni fa in Italia le scuole miste furono presentate come un’aiuto
all’emancipazione della donna e come una modalità organizzativa scolastica che avrebbe
favorito la nascita di corretti rapporti tra persone di sesso diverso. Oggi, secondo il parere di
numerosi esperti delle più diverse tendenze culturali, le “pari opportunità” tra uomo e donna si
conseguono meglio quando le alunne non hanno in classe delle presenze maschili che,
assorbendo l’attenzione degli insegnanti per la loro irrequietezza e irruenza, distolgono le loro
energie mentali dallo studio e la preoccupazione di farsi apprezzare dai compagni maschi
inficiano i loro progetti scolastici. Lo stesso avviene per i ragazzi, che si impegnano di più nello
studio quando non si vedono costantemente superati nei risultati scolastici dalle ragazze, che
maturano prima di loro, e quando gli insegnanti non pretendono da loro gli stessi
comportamenti sociali e di lavoro delle compagne di classe. E’ inutile che sia io a dirvelo che oggi
la società italiana è profondamente cambiata rispetto a 40-50 anni fa!! Tutti osserviamo che i
preadolescenti e gli adolescenti, di sesso diverso, stanno sempre insieme tutti i giorni, in tutti i
luoghi e in tutte le circostanze; essi avrebbero piuttosto bisogno di alcune occasioni per coltivare
le loro specifiche caratteristiche maschili o femminili, almeno a scuola. In campo pedagogico si è
diffuso nel frattempo il sistema dell’educazione personalizzata che prevede, fra l’altro, una
maggiore attenzione della scuola alle specifiche peculiarità fisiche, temperamentali, intellettuali,
volitive e affettive di ogni alunno. Per sgombrare il campo da possibili allarmismi o malintesi, voglio dire che la proposta dell’educazione differenziata (anche detta omogenea o monogenere) non ha nulla a che vedere con fobie sessiste e meno ancora punta a relegare uno dei due sessi in ruoli subalterni rispetto all’altro. Non mira a difendere ruoli maschili o femminili rigidamente ancorati a strutture
socio-culturali del passato. La proposta dell’educazione differenziata è, invece, un progetto che
favorisce l’inclusione sociale, come avviene per esempio dal 2002 in quartieri di New York quali
Harlem e Bronx, dove il 70% della gente vive sotto i limiti di povertà. E ciononostante grazie
all’educazione differenziata vi si ottengono, per esempio, indici di accesso all’università
superiori alla media di tutta la città. Questi e altri risultati sono il frutto della
personalizzazione dell’attività educativa, finalizzata alla valorizzazione di ciascun alunno/a,
con le sue concrete peculiarità, con la sua originalità, con il suo essere maschio o essere
femmina. Non è strano quindi che le prestazioni scolastiche di molti ragazzi peggiorino a causa del
continuo confronto con le ragazze, che produce su di loro un effetto inibitorio, con conseguenze
negative anche in ambito relazionale. Tenere conto di questi dati, spesso fa la differenza. E’
giusto precisare anche che occorre una specifica formazione dei docenti alle tematiche della
valorizzazione delle specificità femminili e maschili. La semplice separazione dei sessi non è di
per sé sufficiente a garantire una reale educazione differenziata. Potrei dirvi tanto altro, ma
forse sto esagerando un po’… Vi invito solo a leggere un’ interresante articolo pubbicato su web
da “educazione omogenea” 

tratto da "Orientamenti Pedagogici", Vol. 57, n. 2 (338), numero
marzo-aprile 2010, pp. 281-294, Edizioni Erikson Trento dal titolo “ Identità sessuale e di
genere a scuola”. Tornando nel merito del mio intento, vi dico che le scuole Faes si propongono di formare i nostri
bambini considerando appunto la persona nella sua interezza. A scuola gli insegnanti danno

un'istruzione secondo il loro sapere e la loro abilità di educatori ma con un valore aggiunto che è
l'attenzione mirata al singolo. Anche per questo il Cerreta è considerata fiore all'occhiello tra le
scuole. In questa scuola di fondamentale importanza è la Tutoria. Il concetto è quello di fornire al
bambino una persona fuori dall'ambiente familiare che possa essere considerato come punto di
riferimento a scuola e, perché no, come un amico, un mentore che ascolta e capisce ; che può
aiutare in momenti di difficoltà. Spesso si parla della Scuola come di un organismo a se stante
rispetto alla famiglia, come di un posto dove si compie il proprio dovere di studente e nulla più.
Non di rado capita che le stesse famiglie chiedano consigli agli insegnanti per come comportarsi
con i propri figli in momenti di difficile gestione, e sovente l’insegnante risponde che il suo
compito si esaurisce alla formazione culturale dell’alunno rimandando al genitore la completa
formazione emotiva. Il Cerreta, e le scuole Faes in generale, vogliono, anzi pretendono , che la
famiglia sia parte integrante di un progetto che riguarda il bambino. Può sembrare da parte mia
questo un tentativo di promozione della scuola , ma in realtà ho notato che è proprio così : dove si
trova una scuola che a partire dalla portineria fino alle dade conoscono gli alunni per nome dal
primo all'ultimo? I miei figli quando vengono a scuola si trovano in un ambiente rassicurante,
parte di un qualcosa che li fa stare bene. Questo io noto; e vorrei con tutti le mie forze, che questo
benessere per loro continuasse anche dopo la fine dell'esperienza della scuola materna. Non solo;
in questo momento di crisi economica, quando noi genitori siamo preoccupati per il futuro dei
nostri figli, penso al fatto che ci rimanga almeno la speranza che una formazione culturale ed
emotiva solida possa fornirci la possibilità di regalare a loro un’opportunità in più. Allora mi
chiedo: perché questa opportunità ( e spero che anche voi la consideriate come tale) debba essere
ad esclusivo appannaggio alle sole iscritte femmine? PERCHE IL CERRETA NON PROPONE L’APERTURA, LA COSTRUZIONE DI ALMENo UNA SEZIONE MASCHILE? E’ possibile che in una città come Bologna, annoverata come una fra le prime 10, per la migliore qualità della vita dove esistono circa 28.300 famiglie con figli in età scolare non esista una proposta per una scuola omogenea maschile???
Ora cortesemente
CHIEDO
a voi genitori di sostenermi per ottenere l’apertura della prima sezione maschile della scuola
rivolgendoci alla Direzione Scolastica affinché accolga questa nostra richiesta intendendola
come una necessità che non può più essere ignorata.
CHIEDO
alla Direzione Scolastica di prendere contatto con tutti i genitori che hanno anche figli maschi
per fissare un incontro volto a informare i genitori su quali siano le necessità della scuola per
aprire la sezione maschile. Un incontro in cui i genitori possano confrontarsi, confutare i dubbi,
chiedere chiarimenti e apportare alcune idee atte all’ottenimento del risultato.
Cari genitori, confidando nel vostro interesse sull’argomento spero di non essere la sola a
perseguire il raggiungimento per l’apertura di una scuola maschile di pari livello a quella già
esistente per le nostre figlie femmine. Un appello accorato da parte di una mamma che nel
panorama delle offerte scolastiche trova delle difficoltà a collocare i suoi 2 pargoli.
F. F.
 
Note- “Crescere figli maschi” Steve Bidduph- TEA Edizioni
“L’educazione differenziata per le ragazze e per i ragazzi. Un modello di scuola per il XXI
secolo”, a cura di Alessandra La Marca, Roma, 2009.
“Maschi e femmine a scuola. Le differenze di genere in educazione”, a cura di Giuseppe
Zanniello, Torino 2007.



9 commenti:

  1. Bella lettera. anche io nel (poco) tempo in cui sono mamma e donna ho maturato interesse e consapevolezza nel fatto che maschio e femmina siano diversi. Anche noi ci eravamo interessati per le scuole del faes ma purtoppo abbiamo desistito per il costo.
    È veramente un peccato, per non dire parole più pesanti o commenti più lunghi, non potere esercitare il nostro diritto e dovere di genitori di educare i nostri figli come vorremmo!

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    1. Ma scusa, le rette agevolate esistono per questo! Chiedi!

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  2. faes = merda
    io ci sono andato e ne pago tutt'ora le conseguenze, più di 10 anni dopo....
    non mandate i vostri figli in quel posto, se tenete alla loro salute!

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  3. Caro Anonimo, mi dispiace. La mia esperienza e quella dei miei figli è stata invece estremamente positiva.

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  4. Purtroppo anche con mio figlio ho avuto un'esperienza disastrosa al FAES. Con la scusa della tutoria praticamente costringevano mio figlio, ragazzino timido, a parlare di cose private che poi sono state abilmente rigirate e diffuse pubblicamente sulla piazza, senza autorizzazione. Non erano certo gravi ma erano private! Ho meditato per anni se procedere con una denuncia ma poi vedendolo felice in una nuova scuola ho lasciato perdere. FAES, se lo conosci lo eviti. Falsi come Giuda.

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    1. Avresti dovuto dirlo, invece, almeno con la direzione.
      Certe cose bisogna dirle.
      io però lo ribadisco, in 19 anni di scuola con i miei figli e nei miei 13 anni non ho mai avuto problemi..

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  5. Mi accodo ai genitori che si lamentano della faes, purtroppo io sono una mamma che e' rimasta profondamente delusa dagli insegnanti. mio figlio ha una grave discalculia che non hanno mai riconosciuto, e' stato bocciato nonostante nel secondo quadrimestre avesse recuperato tutte le materie tranne matematica. il suo tutor un mese prima degli scrutini ha lodato il ragazzo per come aveva recuperato tutte le materie, il giorno prima dei cartelloni ecco la telefonata: bocciato! alle nostre rimostranze e' stato risposto che aver migliorato tutte le materie era segno che nel primo quadrimestre era stato pigro ed indolente. mai sentita una scuola che invece di premiare gli sforzi fatti te li punisce! in ogni caso dopo il trasferimento all'estero due bravissimi insegnanti hanno scoperto la discalculia e con il loro aiuto abbiamo raggiunto la B in matematica. io rimango comunque profondamente delusa dalla faes

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    1. Io avrei fatto un macello. Bocciare con una sola materia....no , non passa. Vedi, una delle caratteristiche del Faes che conosco io e che si può e DEVE parlare... tutti possono imparare e migliorare. Altrimenti non serve. A me è sempre andata benissimo.

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