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Informazioni personali

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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

mercoledì 29 gennaio 2014

Neve!

Uhhhhh...lo so, lo so....come una bimba ho aspettato la neve....le previsioni dicevano che stava arrivando e io ho passato il pomeriggio a sbirciare fuori dalla finestra con aria speranzosa.
inutile!
Ma la mattina dopo, eccola! ha coperto tutto con il suo manto candido e silenzioso.
La meraviglia dell'aria tersa e del silenzio ovatatto....un po' di pace sul mio cuore stanco.
In realtà la mia è stata illusione; non mi è servita a dimenticare le varie cose da gestire e le telefonate che sto aspettando.
Ma lui se l'è spassata sotto i fiocchi.
E se un figlio ride, il cuore di mamma lo segue!

sabato 18 gennaio 2014

Continuare a cercare

Guardate qui:
www.prolifenews/voce-della-scienza/curare-la-sindrome-di/down.

E' il nostro prof. Pierluigi Stippoli.

Dolore 2

E come si fa a rendere il dolore una ricchezza e non una sconfitta?
Credo che le soluzioni siano tante ed ognuno debba trovare la sua; probabilmente non  essendo tutti uguali, è difficile scambiarsi delle ricette.
Sicuramente  però, alla base, deve esserci l'accettazione.
Per inteso: non quella accettazione passiva e rassegnata di chi subisce e basta, nè quella rabbiosa e lamentosa che fa solo danni....no no.
L'accettazione della persona forte, l'accettazione della Madonna ai piedi della Croce, che accoglie la sofferenza, la porta su di sè con fortezza, non urla, non sbraita, non la rinnega.... l'abbraccia con coraggio e cerca di renderla feconda, diventando madre di tutta l'Umanità.
Accettare un dolore vuol dire  accoglierlo, riconoscerlo, farlo proprio e studiarlo, per vedere cosa è possibile fare per renderlo sopportabile, utile e fecondo.
Accettare la sindrome di Down non vuol dire subirla passivamente, anzi, vuol drie combattere perchè il proprio figlio sia visto come è , una persona come le altre ( a volte anche decisamente meglio delle altre ;)) e perchè possa sviluppare al pieno tutte le proprie infinite potenzialità.
Accettare la morte di una persona cara , vuol dire concentrarsi sul bene che ha fatto e sulla certezza della Vita Eterna.
Accogliere un figlio adolescente ribelle, vuol dire amarlo nonostante tutto , ma lottare per aiutarlo ad essere se stesso al meglio....
Ho visto persone spezzarsi sotto un dolore ineluttabile perchè  non hanno saputo o voluto accettarlo; rinnegano il passato ed il presente, rifiutano la realtà.
A loro consiglio di guardare di nuovo Maria e chiederle aiuto.
Oh, se Lei avesse detto a Gesù: "Scendi dalla Croce e scappa", forse Gesù l'avrebbe ascoltata, forse no, ma sicuramente da un consiglio così di sua Madre sarebbe stato spezzato e avrebbe faticato di più nel suo compito.
Invece lo sguardo sereno, dolce e deciso di sua Madre Maria, lo ha sicuramente aiutato ad affrontare con coraggio tutto quello che stava passando...
lo so, lo so....chi sono io per parlare del dolore? nessuno, lo so.
Chi potebbe farlo con vera cognizione di causa è chi soffe continuamente, chi vede un figlio con una malattia incurabile, chi non ama.....
Ma io, nel mio piccolo, vi dico quello che le mie sofferenze, anche quelle  ormai superate, mi hanno insegnato.
A voi la palla, ora.

Chiacchere, belle chiacchere.

Gli adolescenti che parlano sono sicuramente un tantino faticosi, ma anche divertenti e coinvolgenti.
Faticosi perchè, quando parlano, parlano, parlano, parlano proprio.
L'altro giorno, quando A è scesa dalla macchina a scuola sua, l'Altra mi ha detto:
" Bene, Mamma, ora che l'altoparlante è sceso, ti volevo dire...."

No, non lo posso promettere.

Proprio ieri sera, menre guardavamo un film, Lei mi ha detto, così, di punto in bianco:
"Mamma, promettimi che non mi porterai mai più in quel brutto ospedale."
ma io non ho potuto farlo.
 Sono stata zitta, accarezzandole i riccioletti....Lei non lo sa, ma sono in attesa della telefonata per l'appuntameno della risonanza di controllo.
E quindi di un'altra anestesia totale.
Faccio fatica a scriverlo, a dirlo, a pensarlo....
La malformazione di Chiari vede la soluzione solo nell'intervento chirurgico; a volte però, neanche questo basta.
Non ho potuto promettere, Amore mio, la mamma cerca sempre di non fare promesse che non può mantenere.
Mi manca il fiato....
Siamo stati fortunati ad accorgercene così presto; specialisti ci avevano detto che la bimba stava bene ed era solo un nostro scrupolo, volerla controllare.
Ma una rm fatta con una radiologa meravigliosa e  a bimba sveglia , l'ha confermata.
Da lì l'inervento d'urgenza: il liquor non passava più.
E' una sindrome anche questa. familiare, per di più.
L'Altra forse dovrà essere operata. Altri figli devono essere ancora controllati.
Mi manca il fiato....
Che dire? A casa nostra le sindromi si trovano bene.

sabato 11 gennaio 2014

Informazione.

Ho il dubbio di non avervi mai raccontato di preciso cosa sia il problema di Lei....lo farò, promesso, in un prossimo post.

Sindrome di Down

L'altro giorno, guardando Lui , ho pensato: " Oh mamma! Ha la sindrome di Down".
Bella scoperta, direte voi, è più di un anno che ci stressi su questa cosa!
Già.
Beh, non ci crederete, ma io , ogni tanto, me ne dimentico.
E' vero che siamo fortunati perchè Lui sta benone; già cammina, anche se sembra ancora Jonh Wayne appena sceso da cavallo e ancora non parla granchè la nostra lingua ( la sua la parla benissimo, invece), per cui, almeno per ora, grandi problemi non li abbiamo avuti.
Adesso che Lui comincerà l'asilo , la situazione si farà probabilmente più impegnativa e la trisomia verrà nominata più spesso.....
Ma mi chiedo: come è possibile che quello che mi ha fatto piangere tanti notti quando Lui è nato, adesso sia solo un lampo momentaneo qualche volta?
E certo, a volte un lampo anche doloroso...
Ma in fondo al cuore lo so il perchè, lo so bene.
E' perchè Lui è mio figlio, un figlio  unico, speciale, bellissimo, intelligente, forte, rompiscatole, dolce, allegro, capriccioso, testardo, giocherellone, simpatico, furbo.....
Insomma,  perchè Lui è uguale a tutti gli  altri miei figli ma come ognuno di loro è diverso da tutti.
Perchè Lui è Lui.
E basta.

Fuori!

E ieri sera sono andata alla festa di compleanno di un'amica ed ho ballato e, ehm, cantato.
Mi sono lanciata, ma chiaramente la mia squadra canora è arrivata quinta su 5, il che ha un suono diverso che dire " Ultima"...
A mezzanotte e venti ho chiamato il Ciugo che era fuori e doveva rientrare: volevo essere sicura di essee a casa almeno 5 minuti prima di lui, almeno per salvare le apparenze.
E ce l'ho fatta, anzi, poichè lui è arivato in ritardo ero già pronta a fargli un predicozzo.
Ma non ho fatto in tempo; appena mi ha vista mi h a chiesto: " Mamma, cos'era quel caos ( non ha detto proprio così) che si sentiva quando mi hai telefonatao? Dov'eri? Che facevi?"
Non so perchè , ma mi sono sentita una bimba colta con le mani nel barattolo della marmellata e sono filata a dormire....
Ma ragazzi, mi sono proprio divertita!

Come un fiume in piena

E poi ti rendi conto che il dolore è come un fiume in piena.
Arrivano improvvisamente le acque  e travolgono gli argini della tua vita: tutto viene sommerso e scompare, almeno per qualche momento.
E allora le cose cambiano.
Ma quando le acque si ritirano possono essere successe due cose: o hanno spazzato via tutto, lasciando dietro di sè orrore e distruzione, o hanno compiuto il miracolo del Nilo, lasciando il terreno della tua vita più fertile e accogliente.
Il tipo di conseguenza delle innondazioni, che purtroppo ci sono per tutti, dipendono molto da come la sofferenza viene affrontata: se si ha speranza, fede, coraggio e se si trova rifugio nelle braccia dell'Amore, vincerà il Nilo; se la disperazione prende il sopravvento, insieme alla paura ed allo sconforto, allora sarà un disastro.
Non sempre si riesce ad affrontare un dolore nel modo giusto, non sempre esiste un modo giusto.
L'importante è avere il coraggio di aiutare,  aiutarsi e farsi aiutare, chiedendo e non vergognandosi delle proprie debolezze, chiedendo e pregando con amore filiale, anche Chi tutto può.