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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

giovedì 29 agosto 2013

l'aborto terapeutico.

Questo è un post difficile, non so cosa succederà dopo che lo avrò scritto.
Sono giorni che ci penso, vediamo come va.
Sto cominciando a pensare che la gravidanza, medicalizzata come è oggigiorno, sia molto più difficile ed impegnativa di un tempo.
Adesso si fanno esami su esami per verificare che il bambino sia sano.
Legittimo, direte voi: certissimo, rispondo io, se la visione con cui si fanno questi accertamenti è "salvifica", non "distruttiva".
Mi spiego meglio.
Un tempo la gravidanza era avvolta nel mistero. Non era una malattia ma una situazione transitoria, al termine della quale nasceva un bambino.
Il bambino era accolto e vedeva la luce tra le braccia dei genitori: certe volte , tra le loro braccia moriva anche. Il dolore era grande, immenso, ma la natura poteva permettere anche questo.
La morte avveniva con dignità e rispetto, in un clima di dolore ma di amore.
Adesso , per i genitori, è tutto più difficile. Le ecografie, gli esami, ti sanno dire con precisione più o meno assoluta, come sta tuo figlio.
Non solo. La legge e la medicina , ti permettono di decidere cosa fare nel caso in cui tuo figlio non fosse più che perfetto.
Ti caricano della responsabilità, così atroce, di decidere se interrompere anticipatamente l'esistenza del bambino, in nome di una qualità della vita che , in realtà, non ti è dato conoscere.
E tu, genitore, pensi anche di far bene ad abortire tuo figlio ....
che così perde anche il diritto che ogni persona ha , di morire con dignità tra le braccia di coloro che lo amano e ti togli, , tu genitore, il diritto di vederlo nascere ed accompagnarlo alla morte con tutta l'elaborazione del lutto che ne consegue, privo dei sensi di colpa che comunque dentro potresti avere per  l'aborto "terapeutico".
Mi fa sorridere con amarezza questa definizione. Terapeutico vuol dire che cura, curativo.
Ma cosa cura un aborto terapeutico? solo la paura dei genitori, il loro sconfinato ed insondabile dolore, la loro solitudine, perchè il bambino che viene abortito , di certo non è curato.
Bisognerebbe trovare, in una situazione come quella di una gravidanza con bambino incompatibile con la vita, un accompagnamento terapeutico, un'accoglienza terapeutica, un sostegno per genitori e figlio, terapeutico. anche solo per la terapia della sofferenza.
Per fortuna ci si sta muovendo in questa direzione, esistono associazioni che portano avanti questo discorso ed aiutano esiste la terapia dell'accoglienza.
Ma non sono pazza, gli esami in gravidanza vanno fatti, ancorchè non lesivi per il nascituro, ma sempre pensando in positivo: faccio questo per aiutare mio figlio, .
E le soluzioni sono infinite, vi assicuro, adesso i feti vengono operati ancora nel pancione della mamma.....
da un po' di tempo, poi,  è scoppiata la diatriba che  sono sempre meno i medici abortisti, per cui le donne non sono " garantite" nel loro " diritto" all'aborto.
Per forza, dico io. Soprattutto nel caso dell'aborto procurato in età gestazionale avanzata, il medico sa benissimo cosa sta facendo, anche solo perchè lo vede.
Sarebbe facile raccontarvi cosa so su come si pratica un aborto terapeutico e come muore il bambino, ma lo ritengo inutile e anche crudele.
Muore solo. Questo è certo.
Non è giusto, neanche nei confronti dei genitori, non è giusto che siano costretti a decidere, o che pensino di poterlo fare in nome di una libertà che non è tale,in quanto lede la libertà dell'altro ed è condizionata da  un misto di paura, sofferenza e disperazione.
E poi, attenzione.
Rendere cieca e sorda la nostra umanità davanti all'aborto, è la causa poi dell'infanticidio e lo sarà dell'eutanasia.
Certo.
Un feto non è niente ed un neonato di due minuti si?
Per certe persone la distinzione non vale più, la coscienza si assuefà a considerare il prodotto del concepimento soggetto solo alle intenzioni della madre.
E la sofferenza è troppa? abortisco ora, pratico l'eutanasia domani.
Sono diventato il padrone della vita.
Certo, esistono i casi terribili in cui la vita della madre è seriamente a rischio se la gravidanza procede.
 E allora?
E allora anche la Chiesa permette che la madre venga curata, anche se questo può, indirettamente, causare un danno al bambino.
Indirettamente.
Non lede i diritto della madre di curarsi, ma non permette l'uccisione del bimbo diretta, anche solo per dargli una possibilità di nascere .
Può essere che io vi sembri crudele, non accettando l'aborto terapeutico, ma non lo sono.
Vorrei poter stare vicina a quei genitori con prognosi infausta e dir loro: "Coraggio, accompagna tuo figlio nella vita e nella morte e vedrai che il tuo dolore diventerà amore e forza".
Perchè non abbiano rimpianti, perchè non si sentano mai responsabili, perchè ricordino il viso della loro creatura , potendo così elaborare il lutto.
Perdonatemi se non riesco a trasmettervi il mio sostegno e la mia compassione così come vorrei, ma credetemi, non è solo il vostro bambino che vorrei proteggere, ma anche voi.

27 commenti:

  1. "Ma cosa cura un aborto terapeutico? solo la paura dei genitori, il loro sconfinato ed insondabile dolore, la loro solitudine" ...ma non cura nemmeno questo...forse abortire dà l'illusione provvisoria di essersi levati l'angoscia terribile del dubbio sul domani, dà l'illusione provvisoria di non dover passare la vita a contatto con la malattia...ma poi il dolore torna, ancora più forte, perchè un figlio concepito rende genitori anche se non è venuto al mondo, il fatto stesso di aver generato rende madri e madri lo si è per sempre... se muore un figlio si rimane madri! e il senso di colpa diventa più lacerante della malattia, la sua mancanza un vuoto insopportabile. Ormai ci sono moltissimi studi (per nulla divulgati) che dimostrano che la percentuale di rischio di ammalarsi psicologicamente per le donne che hanno interrotto volontariamente una gravidanza è di gran lunga più alta del resto della popolazione, è la natura umana che si ribella: non è naturale sopprimere un figlio! Una volta ho sentito una madre che aveva abortito, ammettere che ogni volta che incontrava un bambino si chiedeva quanti anni avrebbe avuto suo figlio... L'aborto non è un evento innocuo per nessuno di coloro che ne è coinvolto.
    grazie Anna Lisa, grazie che sollevi questi temi. il tuo post oggi mi ha commoso!
    Isabelle

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    1. Hai ragione Isabelle, l'aborto terapeutico,mon cura niente e nessuno.

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  2. Cara serena questo post, misteriosamente, ancora non ha ricevuto commenti. .. è un post difficile e difficile è commentare senza cadere in banalità. Condivido quegli che scrivi e gli interrogativi che poni, uno su tutti: terapeutico per chi? Manca la dignità in quest'atto! La dignità di potere morire nelle braccia di chi ti ama e la dignità di noi medici che in nome della libertà lasciamo la famiglia sola nel suo dolore, fingendo che l'aborto sia la soluzione giusta e indolore. Troppe volte ci ergiamo al pari di Dio al punto di ritenerci in grado di definire cio che è dignitoso e ciò che non lo è, chi ha dignità di nascere e vivere e ci non ne ha.

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    1. Ehm ho scritto serena ma era Annalisa.

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  3. Mi permetto di aggiungere una citazione tratta da un libro, che mi ha fatto riflettere:" noi però abbiamo sposato una causa, e la nostra causa è la vita. Non la vita buona, non la vita nella, piacevole o spiacevole, piena o vuota. Non siamo i guerrieri dei contenuti della vita. Noi siamo i soldati della vita in sé. Punto e basta. Abbiamo scelto la vita e ne siano strenui difensori e forse anche gli schiavi. Ma abbiamo scelto lei, perché senza di lei non potrebbe esserci nulla. Nemmeno la morte o, per chi ci crede, il dopo-morte. E scegliere la vita non è così semplice. Perché la vita può essere dolore, strazio, sofferenza, apatia, assenza. La vita può non avere senso, essere malvagia, crudele, giusta o sbagliata. Ma noi non siamo i giudici della vita. "

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  4. Mesi fa ho casualmente visto un video in cui R. Pich,ora madre di famiglia molto numerosa, dopo la morte prematura di un figlio e la nascita di un altro portatore della stessa patologia cardiaca, affermava che, col marito, si erano interrogati a lungo se fosse il caso di mettere al mondo altri bambini "a rischio" e avevano concluso che " è meglio esistere per poco tempo che non esistere del tutto".

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  5. Grazie a tutte, mie coraggiose amiche !

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  6. Io sono una mamme che ha deciso per l'aborto terapeutico.Il testo è bello,con interrogativi giusti,ma bisogna trovarsi in quella situazione per poter capire.Io lo pensavo diversamente prima.
    Il feto non è niente?Per noi era tutto,un figlio desiderato e amato,al 4* mese scoperto cosi malato che non poteva sopravvivere fuori dall'utero.Probabilmente sarebbe morto nell'utero e messo a rischio la mia salute.Forse avrebbe sofferto a causa delle sue malformazioni gravi.
    è crollato il mondo.
    Ci abbiamo pensato per una lunghissima settimana,ho pregato per un miracolo o perché la natura decidesse al posto mio.Non avete idea cosa significa sperare che tuo figlio muoia!!Ma non successe,dopo una settimana lei era ancora malata e noi nel dovere di decidere.
    I medici non ci diedero speranze e ritenevano l'unica soluzione l'aborto terapeutico.E noi, alla fine,li abbiamo ascoltati.Sapevo già che avrei portato un dolore enorme per tutto il resto della mia vita e mi consola solo il pensiero che il dolore che porto è il dolore della mia bambina che ho deciso di portare al posto suo.
    Cosi avviato il parto, ho partorito una piccolissima bambina, malformata,ma tanto bella.E non è vero che non si può accompagnare alla morte un bambino nato in questo modo,io ho voluto vedere la mia bambina,l'ho tenuta in braccio,avevo paura che potesse nascere viva e volevo che lasciasse questo mondo in braccio a sua madre.
    Tre mesi di buio a chiedere se avevo sbagliato,se i medici si erano sbagliati,se poteva avere una possibilità.Poi l'arrivo dell'autopsia e il brutale sollievo: i medici non si erano sbagliati,aveva una malattia letale e non avrei potuto fare nulla per evitarlo.Non era colpa delle cose sconsigliate mangiate in gravidanza,non era colpa mia.Almeno non la malattia.
    Hanno sepolto la mia bambina sotto ad un paletto di plastica con un numerino.Il numerino della mia bambina.Se non avevo io la forza per chiedere dove e come andava la mia bambina,nessuno me ne avrebbe parlato.E si vede,ci sono file di paletti,un paletto su dieci,forse,è decorato come le tombe dei bambini nati a termine.Eppure quel feto era qualcuno!
    E io ero madre.Proprio come hai scritto, quando ti muore un figlio tu rimani madre lo stesso.Ma nessuno ti considera tale,il tuo dolore lo devi portare da sola.
    Nessuno ti porta alla porta un fiocco rosa,nessuno ti fa gli auguri,nessuno ti chiede come è andato.E tu non hai nulla da portare a casa dall'ospedale se non il vuoto.Magari avevi già comprato la cameretta,la culla,come avevamo fatto noi.Devi tornare a piegare via tutte le magliettine minuscole e a chiederti se sarai cosi fortunata ad avere un'altra occasione.Questo vale anche per chi ha avuto un'aborto spontaneo.Non sono le madri a pensare che il feto non sia nessuno,è la società.E chi ha perso un feto,per la società non è una madre.Solo lei sa di esserla.
    Dopo sei mesi dall'accaduto sono andata dal psicologo,non potevo farcela da sola.Mi ero ammalata di depressione.La mia bambina mi mancava da morire e mi manca ancora.Io sono la sua mamma per sempre.
    Se dovesse ricapitarmi una cosa simile,non so se sarei ancora in grado di prendere quella decisione.Non lo so,bisogna trovarsi li per capire.Ogni situazione è diversa.Però non posso pentirmi più di tanto perché se non fosse per quella scelta,forse oggi non esisterebbero le altre due meraviglie che ho potuto portare fino a casa.Forse non sarei viva io.
    Nel mio cuore rimarrà sempre una piccolissima bambina che stava quasi sul palmo della mano,rimarrà la consapevolezza che io ho deciso di partorirla prima che la natura me la portasse via.La decisione più difficile della mia vita, ma non so se sarebbe stata più facile continuare la gravidanza sapendo che sarebbe morta,che in ogni caso non l'avrei potuto portare a casa,non l'avrei potuto allattare,vedere piangere,sentirla chiamare mamma.L'avrei fatto volentieri,ma non c'era sulla lista delle scelte.
    Ora chiamatemi pure assassina,tanto più male di questa esperienza non potrete mai farmi

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    1. Chiamarti assassina? Con tutta la sofferenza che hai sulle tue spalle? Il tuo dolore è il mio, ti abbraccio!
      Avrei voluto che questa cosa non ti fosse mai successa e che la tua bimba fosse lì con te. E che la tua solitudine non ci fosse stata. Se ....con i se non si costruisce la vita, ma ho scritto questo post proprio per far sapere che c'è chi accompagna in scelte diverse, come la quercia millenaria o altre nuove realtà, e non per giudicarti , ti assicuro. Se ti avessero aiutata, assistita, garantita nella tua di salute, chissà. Ma hai avuto la fortuna di vederla ed hai fatto bene a pretenderlo.
      E ti capisco,hai ragione, nessuno considera che hai perso una persona; quando ho chiesto all'ospedale che mi dessero il corpicino del bimbo che avevo perso con un aborto spontaneo, mi hanno chisto che ci volevo fare! E io ho risposto seppellirlo! E non mi hanno capito, ma me lo hanno dato lo stesso.
      I miei due bimbi persi successivamente non ho potuto averli , non c'erano più ai controlli eco successivi alle perdite. Ma sono i miei figli come gli altri, come la tua piccola è tua figlia per sempre.
      Grazie di essere qui.

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    2. Continuo a ritenere che l'esistenza dell'opzione dell'aborto terapeutico sia una forma di crudeltà nei confronti dei genitori a cui viene proposto, li lascia soli e a soffrire. NEssuno dovrebbe decidere della vita dei propri figli, è inumano.

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  7. Mi dispiace per il tuo dolore, immensamente! Credici! E vorrei poterti abbracciare, ma ancora di più avrei voluto abbracciarti quando questo è successo, farti capire che non eri sola. In te c'era una persona, non un feto, ma un figlio.
    C'è una rabbia in me, la rabbia di sapere che spesso chi fa certe diagnosi e propone certi "rimedi" pensa così di risolvere il "problema". Ma non è così. Priorio come testimoni tu.
    "Dover scegliere"... dovere scegliere la vita o la morte del priorio figlio. ..da soli, in solitudine. .. è crudele e inumano. Più inumano che accettarne la morte.

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  8. Quanto lavoro di umanità dobbiamo fare con i ns colleghi, meno male che qualcosa si muove...

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  9. Ho letto con commozione il post e i commenti. Abbraccio tutte le donne che hanno vissuto simili esperienze, il dolore per la perdita di un figlio non doveva esistere...

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  10. pensa annalisa ....è un argomento molto delicato che mi sono trovata a dscutere in parrocchia!!!!!
    condivido i tuoi interrogativi e penso che un figlio sia tale nel momento in cui venga concepito....... e penso che l'amore dei genitori sia immenso dal primo secondo .....
    io come te mi sono trovata a subire un aborto non per volontà mia ed è stato devastante e siamo stati lasciati soli da medici e operatori con la motivazione che tanto era già morto che ci potevo fare?.... il corpicino del mio piccolo Isaia/Marie ( così chiamato dai fratelli) non lo abbiamo visto...... e non abbiamo potuto dargli una degna sepoltura ed è un dolore che mi accompagna e ceh mi ha reso diversa.
    io sono contro l'aborto terapeutico perchè credo nella vita anche solo per un nano-secondo ma rispetto quelle famiglie che scelgono di farlo e posso solo immaginare il loro dolore irrefrenabile....ma si deve pur fare qualcosa per queste famiglie ?
    fare sentire loro che no sono sole che possono farcela ....però mi rendo conto che non è facile!?!?!?!?
    una madre mi ha dato una testimonianza di amore ...
    in gravidanza del 4 figlio le viene diagnosticato al bambino una malformazione che con le migliori delle ipotesi lo avrebbe fatto vivere poche ore ...le è stato proposto l'aborto terapeuitco a cui lei ha detto no...... Filippo è nato ( lei dice bello come il sole candido come un fiore) e in quella mezz'ora è stato battezzato e fino all'iltimo respiro è stato con loro e con i fratelli .....
    ha avuto il coraggio e la forza di far vivere questo figlio e di lasciare tutto in mano a Dio .
    Lei parla di Filippo come u dono perchè nonostante fosse il 4 , fino a quel momento no aveva capito quanto la vita fosse un dono e no una cosa scontata...
    ha avuto un'altra bambina ma Filippo è forse i figlio più presente fra i 5 .....
    la porto d'esempio perchè dalla sua forza si possa trovarne un po anche noi...... perchè chi si trova difronte a questa scelta non si senta sola (soli) e che queste famiglie abbiano sempre qualcuno che le abbracci forte e che le faccia da sostegno

    ps. scusate la lunghezza
    verofamily

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  11. Mi ero persa questo post...mea culpa...ad agosto ero ancora nel delirio post-parto:). Avendo partorito da pochi mesi, mi ricordo perfettamente il misto di emozione e paura che si prova facendo gli esami durante la gravidanza. Prima il bitest, poi l'ecografia morfologica. Ogni volta, mi dicevo, ma cosa li faccio a fare? meglio non sapere. In realtà poi la ragione (e, devo dire la verità, anche le pressioni esterne) mi portavano sempre ad indagare. Scrutavano la mia bimba in ogni sua parte...il cuore, il cervello, l'intestino, i reni. Mi ricorderò sempre la ginecologa che non riusciva a trovare il mignolo del piedino...e spostava la sonda in tutte le direzioni...ad un certo punto, incominciò a sudare. Il mio cuore iniziò a battere all'impazzata e penso di aver stritolato la mano di mio marito, la mente viaggiava a mille, immaginando chissà quale dramma. Ad un certo punto, quasi urlando, disse..."ecco, il mignolo!". Beh, meglio non dire cos'ho pensato in quel momento.
    Io non so cosa significhi ricevere diagnosi di problematiche serie, durante la gravidanza, per cui non so come ci si possa sentire...posso solo immaginarlo e non è la stessa cosa. In realtà, riflettendoci, quello che mi farebbe veramente paura, sarebbe il pensiero di rimanere sola. Sola ad affrontare tutto questo. E probabilmente è qui che risiede il centro del problema. In una società dove si inneggia alla qualità della vita come chissà quale modello, dove i bambini ancora in fasce entrano in competizione su chi è il più bello, il più precoce, il più intelligente, il più simpatico, allora la vera paura è non essere all'altezza, come madre, di proteggere il tuo piccolino speciale da tutto questo. Ho un'amica, anni fa, che ha deciso per l'interruzione di gravidanza, dopo che le avevano diagnosticato un problema cardiaco al bimbo di 21 settimane. Tremendo, fu un dolore tremendo, parlammo tanto, ci mise tanto a decidere ma quello che pesò sull'ago della bilancia e la indirizzò verso la scelta, fu in assoluto, il non essere sostenuta da nessuno, in particolare dalla sua famiglia. L'aborto era l'unica soluzione, per i medici, per la famiglia, per il marito...e questa è una vergogna. Se ti manca la rete intorno, nel momento del dolore precipiti. Il suo post-trauma è stato lunghissimo e doloroso, ci sono voluti anni per accettare quello che era accaduto e fare pace con se stessa e con la famiglia. Molte volte si pensa che l'ivg sia questione di un attimo...beh, quell'attimo può durare anche tutta una vita. Annalisa dice che è disumano dare alla donna la possibilità di scegliere se rinunciare o meno al suo bambino. Sono d'accordo. Se mi dai questa possibilità, vuol dire che l'avvalli, se l'avvalli vuol dire che è giusta, se è giusta allora vuol dire che non importa se mi sento già una mamma, devo reprimere questo sentimento perchè la società non accetterebbe mai il mio bambino. Peccato che in tutto questo ragionamento, non si tiene conto dell'Amore, quello l'amore così totale e meraviglioso che ti porta a proteggere la tua creatura da tutto e da tutti e che ti porta a tirare fuori le unghie e a graffiare, se necessario. Un bimbo, in fondo, se ci pensiamo realmente, ha bisogno di questo...di amore.




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  12. E' forse la prima volta che condivido la mia esperienza...il tuo post mi ha toccato moltissimo, quando hai parlato di accompagnare tuo figlio alla morte...mi sono sentita chiamata in causa...io ho scoperto a 16 settimane che per la mia bambina non c'era nulla da fare..."signora è incompatibile con la vita" è così che ti dicono...avrebbe dovuto già abortirla da sola...e da lì si tratta solo di una procedura, perchè per mia esperienza personale vieni incanalata in un iter che non ammette eccezioni: visite, ecografie, amniocentesi...mentre te sei lì che provi ancora a capire, che ti chiedi perchè?...perchè dopo una figlia meravigliosa ci sono stati tre angioletti volati in cielo troppo presto e perchè ora anche questo e lo chiedi a quel Dio che hai amato, in cui ti hanno insegnato a credere e a riporre la tua fiduca, in cui tu contro tutto e tutti vuoi ancora credere ed affidarti...
    ...ma i giorni passano i colloqui proseguono e i medici ti mettono fretta...ad un certo punto ho detto no...tanto questa creatura non nascerà mai...tanto devo solo aspettare...bè allora datemi il tempo di salutarla, deciderà lei quando andarsene. Ho avuto accanto il migliore dei mariti che ha condiviso in pieno la mia scelta e giorno dopo giorno ho aspettato che il suo cuoricino smettesse di battere dentro di me, abbracciata da me. Il 20 maggio 2013 mi hanno detto che il suo cuoricino aveva smesso di battere, ho partorito il 22 maggio. Una settimana dopo ero all'università a dare un esame e due mesi dopo in vacanza al mare con la mia piccola, mio marito, a piangere, ridere, mangiare e bere birra...per me, per come sono fatta io un'altra scelta sarebbe stata devastante. Ho preteso tempo, ho voluto tempo e ho solo aspettato...non ho un giudizio per chi sceglie diversamente, questa era la strada migliore per me e come mi disse il sacerdote che mi ha sposato: qualunque sia la tua decisione non stai abbandonando la tua croce.
    Ciao e scusate se mi sono dilungata

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    1. sei stata coraggiosa. Io non ho potuto scegliere, il mio bimbo ha smesso di vivere prima di qualsiasi diagnosi. Io avrei fatto la tua stessa scelta, ma capisco cosa intendi quando dici che entri in un iter. Ti abbraccio, anche se non ti conosco.

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  13. Grazie, grazie per averci raccontato la storia di tua figlia. Mi hai fatto venire i brividi. C'è la possibilità di accompagnarli con amore queste nostre creature destinate al Cielo. La tua storia lo prova.
    Ti abbraccio forte. Un bacio alla piccola.
    Annalisa

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  14. Anch io ho accompagnato al Cielo mia figlia Benedetta. Ringrazio Dio per la sua vita. L'abbiamo amata, é nata, ha ricevuto il battesimo e se ne é andata tra le mie Braccia. Ringrazio Annalisa per questo magnifico articolo ... che le donne possano conoscere la Comfort Care... che CURA DAVVERO. Vi abbraccio Titty http://www.tempi.it/aborto-legge-194-testimonianza-medici-benedetta-titti-malliti

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  15. Aggiungerei quello che è accennato in una delle risposte che ti hanno dato. Quando propongono l'aborto terapeutico siamo proprio sicuri che possa essere visto per far soffrire meno un bambino sicuramente destinato a morire? Nel mio caso su quattro figli per due volte mi è stato proposto. Per la seconda, Alessia che adesso è una splendida irritabile normalissima preadolescente, viva grazie alla nostra testardaggine così non è stato. Dopo visita in seguito a minaccia di aborto ero semplicemente stata liquidata senza terapia per le minacce con un "vada a casa vedrà che fra qualche ora si sarà completamente staccata e domani facciamo il raschiamento, in fondo dietro a questi aborti ci sono delle gravi malformazioni" Non soddisfatti siamo andati privatamente ed ecco la mia Alessia. Dei gemelli più o meno stessa storia e mi avevano proposto aborto selettivo ma non solo ci ero già passata e sapevo che avrei accettato quello che il destino mi avrebbe dato, inoltre non volevo mettere a rischio anche il gemello. Insomma se avessi ascoltato il medico in questione molto probabilmente oggi invece di Claudio Alessia Sabrina e Paolo ci sarebbe solo Claudio. Ho volutamente scelto di non fare controlli rischiosi perché in ogni caso non avrei interrotto la loro vita, sarebbe solo servito ad abituarmi all'idea ma a quale rischio? Dal mio punto di vista sono diventata madre dal momento in cui ho visto il risultato. Da quel momento ho iniziato a immaginare sognare sperare gioire ma è iniziata anche la paura e la sofferenza per i loro problemi così come non uccido i miei figli nati se stanno soffrendo non uccido neanche quelli nella mia pancia ma li accompagno e li supporto

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  16. Vittoria spinelli29 agosto 2016 11:23

    Io la penso come te..potevo abortire quando mi diagnosticarono che potesse nascere con la trisomia 21.Ma non lo feci.. Pero avevo paura.Quella parola ,down,mi girava nella testa..mi angoscia va e mi sentivo impreparata a gestire il tutto.Mi sembrava di essere entrata in un vicolo buio,ma accettai la sfida.E quando lo ebbi tra le mie braccia..mi esplose il cuore.Era mio figlio .punto.Quello che ci aspettava era nuovo per me ,ma anche per lui..e insieme mano nella mano ci saremmo goduti questa avventura.Questa e la mia esperienza pero scusatemi se dico la mia.Ci siamo passati ,non e una passeggiata,sentirsi dire suo figlio nascerà con la sindrome di down.E devastante,mille sono i dubbi i sensi di colpa.E il dolore...quello poi ti annienta.E purtroppo non tutti si sentono in grado di amare,allevare un bimbo speciale.E la paura di non farcela che prende il sopravvento.Io non giudico chi di fronte a questo sceglie l,aborto terapeutico.A volte basterebbe che un medico più umano oltre a ventilare l,idea di un aborto spiegasse anche ai genitori quanta gioia da un bimbo speciale,che non e difficile basta aver pazienza e amarli come gli altri figli

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    1. Bisogna gridare a gran voce che meraviglia siano questi figli...E quanti li adottano se i geni non li vogliono o non li possono tenere...

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  17. Non ho avuto modo di leggere tutte le risposte. Io sono fortunata perché tanta gente ha pregato per noi. Aborto terapeutico consiglato alla translucenza. Morte in oancia, durante o dopo la gravidanza, cn una grande probabilità di ritrovarmi un vegetale con gravi problemi a cuore e cervello oltre alla trisomia21. Prima figlia. 41 anni. Sola, xké nessuno riteneva possibile considerare leggittimo il mio rigore nella volontà di non un ucciderla io, dopo aver sentito il ritmo del suo cuoricino. Sono stata accusata di egoismo, di voler la morte dimia figlia tra atroci sofferenze, così come previsto dalla traslucenza nemmeno completata cn il prelievo, data la situazione così evidente. Ho avuto solo Dio con un paio di sacerdoti ai quali mi sono rivolta. Nove mesi a piangere però sentivo che non wvrei potuto mai ucciderla e se Dio me l aveva data avrebbe fatto Lui ...ora Angela farà due anni a giugno. Tutti sono impazziti per lei. È una splendida bimba down. Lei dà il sorriso a chi ha il muso...anche a chi nn la conosce e incontra il suo sguardo. Nessuno mi ha detto che sarebbe stato. Ma se succedesse di nuovo, io nn lo ucciderei. E ho paura che possa accadere a 43 anni...

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  18. Dopo tutti questi post io posso considerarmi un'assassina... mi avete fatto piangere con le vostre esperienze... mi avete rimesso il dubbio di aver sbagliato ad accettare l'aborto terapeutico... anche io mi sono trovata sola contro tutti. Ho sperato anche io che la natura prendesse la decisione al posto mio visto che fino al giorno prima che mi diagnosticassero una spina bifida con sindrome di chiari 2 avevo avuto minacce. Avrei dovuto continuare?? Aspettare che forse si interrompeva la gravidanza? Costringere mio figlio a chissà quanti interventi? Magari partorirlo prematuro e vederlo morire con un intervento? Perché è vero che mi hanno proposto un intervento in pancia ma sarei dovuta andare in america con nessuna sicurezza di riuscita... mi sento io un'assassina x aver dovuto svegliere... in chiesa mi hanno detto che avrei potuto continuare la gravidanza x poi abbandonarlo. E si può continuare a vivere chiedendosi che fine ha fatto quel figlio? E come sarebbe cresciuto, se fosse riusciuto, da solo su una sedia a rotelle se tutto andava bene... bestemmiando una mamma che lo ha abbandonato.. è passato poco tempo ma nn sono ancora sicura di aver scelto bene...

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    1. Senti...tuo figlio per primo ti ama e non ti giudica. Né desidera che tu continui a soffrire così. Se sei credente trova un bravo sacerdote e confessati. E fai pace con te stessa, perché tuo figlio sicuramente aspetta solo di abbracciarti , tra cent'anni circa, quando lo raggiungerai E dirti "ehi mamma, tranqui, dammi un bacio ed andiamo a giocare. "
      Per cui forza!
      Un abbraccio

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