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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

martedì 25 luglio 2017

Non passeranno se io sarò viva.

Quindi fatemi capire.
Mio figlio si ammala di una patologia irreversibile.  Ancora non è terminale né del tutto compromesso e io lo affido alle cure di un prestigioso ospedale, convinta che mi e lo aiuteranno.
Invece i medici decidono che basta, hanno fatto abbastanza e che la sua vita non vale la pena.
Però sanno che dietro ci sono io, madre agguerrita e non disposta ad arrendermi e allora zac, mi tolgono la patria potestà.
E nomina tutore  una pro-eutanasia di cui si dicono cose agghiaccianti.
E via, decidono di staccare la spina.
Ma io mi oppongo, le condizioni di mio figlio sono ancora passabili di miglioramento,  soprattutto perché oltreoceano esiste una cura sperimentale.
Ma no , non posso fare nulla, non sono più la tutrice del mio bambino,

E iniziano i processi, vanno avanti, perdo, riprovo, riprendo...si accende una speranza, un consulto, aspetto...
Ma si è  atteso troppo, troppo tempo è stato fatto passare senza che nessun medico si occupasse in alcun modo di mio figlio.
Le sue condizioni si sono deteriorate, ma il cervello funziona , lui è  vivo.
Per ora.

Non scriverò il finale della storia.
Lo conoscete.
Non posso scriverlo perché lo trovo aberrante.

Stasera andrò a guardare i miei figli fragili e potentissimi, dormire.
E piangerò  tutte mie ormai poche lacrime perché un domani qualcuno potrebbe giudicare la loro vita non qualitativamente adeguata.
E non parlo di quella gentuncola che attacca già ora la loro esistenza per finto pietismo o per meri interessi economici, no, quelli basta semplicemente ignorarli.
Parlo dei potenti, quelli che dovrebbero essere al servizio dei più piccoli e deboli, quelli che dovrebbero spendere la propria vita per gli altri.
Quelli che possono, che potrebbero provare a strapparmi uno di questi bambini dalle braccia.
E ucciderlo.
Dopo aver ucciso me.

Che Dio abbia pietà di noi.

sabato 22 luglio 2017

Concetti

Abbraccio forte Lui.
Si divincola e mi dice:
"Mamma lasciami . Ridammi la mia libertà ."
Oh mamma.

Diritti

C'è  questa cosa che mi fa stridere i denti ogni volta che la leggo. Non la sopporto più.
"I coniugi Gard hanno il diritto di decidere loro della vita del proprio bambino.  Lo stato inglese li ha privati del diritto di poter decidere della vita del figlio. "
Come se , qualora fossero stati mamma e papà a volerlo, Charlie avrebbe potuto essere ucciso impunemente  ed in piena serenità.
No.
Questa frase trita e ritrita è  un semplificazione assurda e pericolosa.
I genitori di Charlie hanno il diritto ed il Dovere di tutelare la vita del proprio bambino.  Di proteggere la propria creatura dal male, di custodirlo, di farlo curare, di avere speranze per lui. Ed è  quello che chiedono.
Non hanno il diritto di decidere di farlo morire, non è  accanimento terapeutico, sarebbe eutanasia. Questo non spetta loro come a nessun altro genitore.
A noi  i nostri bambini sono stati affidati perché li tenessimo  al sicuro. Ci sono stati messi tra le braccia perché li difendessimo con tutte le nostre forze dal dolore. Ci guardano negli occhi quando stanno male sapendo di trovare amore e compassione e che cercheremo la miglior cura per guarirli o farli stare meglio o accompagnarli nel cammino fino in fondo. Senza ucciderli.
Questo impediscono ai genitori di Charlie.
 Di accudire il figlio con amore, speranza e cura.
Non abbiamo potere di vita e di morte sui nostri figli.
Mai e in nessun caso.

Neanche quando li abbiamo in grembo.
Abbiamo solo potere di vita. Fino che possiamo.

Per cui, urliamo per Charlie e  per tutti gli altri come lui ma urliamo anche per i bambini che vengono abortiti.
Sono piccoli uomini anche loro, sapete?

Solo aver visto o no la luce del sole li distingue.