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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

mercoledì 26 giugno 2013

Qualche giorno fa c'è stata la festa di fine anno della scuola materna.
Lei aveva solo una battuta da dire: "Arrivo, eccomi", ma continuava, nelle prove a casa, a dire "arrivo papà."
Preoccupati tutti che lo facesse solo per amore verso il padre e non per esigenze del copione, tutti noi insistevamo nel correggerla, finchè ha ammesso:
"Sono Ariel e devo parlare con Tritone"
A quel punto niente da dire. Aveva ragione Lei, poteva dire Papà.
Chiarito questo, mi sono chiesta come mai, essendo Ariel,  avesse solo una frasettina  così piccola da dire( cuore di mamma), ma anche queso è stato svelato: la frasetta doveva ripetela circa 4 volte, quindi il suo ruolo da protagonista mi ha riempita di orgoglio....fino al balletto finale, quando non riuscivo a vederla perchè un bimbo più grande la copriva.
Anche lì Lei ha tirato fuori la grinta che la contraddistingue: dopo aver provato varie volte a spostare il colosso con gentilezza, alla fine lo ha preso pe i fianchi, lo ha fatto girare su se stesso e lo ha allontanato  qual tanto che bastava perchè anche lei fosse visibile.
E lì il mio orgoglio è esploso!
Brava figlia mia! Ma chi ti ferma a te?

1 commento:

  1. ora ti confesso: tu mi piaci, ma io vorrei proprio conoscere Lei!!!
    ;-)

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