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Da piccola avevo un sogno, anzi 3 sogni uno dentro l'altro: le 3 M. Questo volevo diventare, questo volevo essere: moglie, madre e medico.
Adesso mi guardo intorno e vedo marito, figli e pazienti e sorrido. Ci sono riuscita.
Ed ho anche un figlio speciale.

mercoledì 1 aprile 2015

La mia consuocera, Maria.

Quando sono entrata nel mondo della Sindrome di Down, ero alquanto spaventata. Non ne sapevo nulla e i messaggi che ricevevo non erano mai positivi o incoraggianti.
Finchè non ho conosciuto chi con la Sindrome ci lavora veramente. Già un'altra cosa. Tutto è diventato possibile.
E poi sono arrivati gli Altri. 
Gli  Altri Genitori.
Quelli veri, quelli forti, quelli coraggiosi.
Quelli che non accettano stereotipi, quelli che non si arrendono, quelli che lottano.
Quelli che Amano.
Quelli che dicono: "Vieni, camminiamo insieme e vedrai in che paese meraviglioso siamo ."

Quelli come Maria.


"Sono qui che aspetto che Benedetta finisca i suoi esercizi di psicomotricità, sto finendo di rimuginare sui “compiti per casa” che, poco fa, mi ha assegnato la nostra logopedista. Faccio una lista della spesa mentale… spazzolino elettrico, candela, baci…quest’ultima è la più facile…

E’ un pomeriggio come tanti, nella sala d’attesa siamo solo in due: io e un’altra mamma. Si sente un pianoforte. Penso a quante volte sono stata qui. Prima non sapevo nulla di posti come questo. Questo posto che all’inizio mi provocava inquietudine, ora è un po’ casa nostra.

Guardo i puzzle attaccati alle pareti. Si sente ancora il pianoforte. Di solito, quando vengo qui, mi porto del lavoro da fare, oppure approfitto per sbrigare impegni che riguardano l’Associazione. In due ore si fanno un mucchio di cose! Oggi no. Adesso qualcuno canta e io penso a quando lei arriverà portandosi dietro la sua borsetta rosa. Mi guarderà negli occhi, sorridente, come sempre, e mi darà un bacio. E mi abbraccerà. E io sentirò quel suo odore di biscotto… Poi, farà il giro della stanza e sorriderà a tutti quelli che conosce. Saluterà le assistenti e Antonello (il nostro psicomotricista) come a dirgli: “Mò me ne vado, marameo!”. Poi cercherà di aprire una porta troppo pesante per lei, con una maniglia troppo in alto per lei. Ma ci proverà lo stesso. Avrà fretta perché sarà ora della merenda!

Poi si accomoderà in macchina, sospirando e mi indicherà la sua borsetta dicendo “Pappa!”. E sarò io che vorrò abbracciarla. I suoi abbracci sono una delle cose più belle che mi ha regalato la vita. Sono morbidi e tenaci al tempo stesso. Sembra che mi abbracci sapendo che mi fa del bene, sembra che sappia che ne ho bisogno, che così mi da sicurezza.

Si mi da sicurezza! Lei, così piccola… mi ha insegnato ad essere madre. Madre anche di suo fratello e di sua sorella, madre anche di altri, anche di quelli che rischiano di non nascere e di quelli che non nasceranno mai perché qualcuno si è arreso, madre di quelli i cui genitori si sono rassegnati.

Benedetta mi ha fatto salire su una giostra di cui lei è solo uno dei cavalli. E con lei è salita tutta la nostra famiglia. Prevale il senso di quello che lei rappresenta, prevale l’amore che si può dare, il miglioramento che si può apportare alla società stessa. Benedetta mi ha insegnato che, se si vuole un mondo migliore, bisogna prima di tutto iniziare da quello che possiamo fare noi per migliorarlo. E lei se ne sta li, appollaiata sul mio cuore, sorridendo mentre partecipa del nostro lavoro per cercare di fare di questa piccola parte di mondo un posto dove sia più bello vivere. Con o senza fragilità…

Benedetta mi ha insegnato a guardare oltre, e a guardare dentro le fragilità… mi ha insegnato ad essere grata, mi ha insegnato a sorridere dentro e fuori, ad inventare strade nuove.

Benedetta mi ha insegnato a non avere paura, o comunque a farla durare molto poco.

Benedetta mi insegna molte cose ogni giorno, mi stupisce, mi da speranza, gioia… mi insegna ogni giorno che i figli non sono nostri, che non sono proiezione di noi stessi, ma che sono semplicemente “persone” di cui ci è toccata una responsabilità d’amore piena. Si, anche questo mi insegna ogni giorno Benedetta: a sentirmi responsabile… non solo del mio orticello…

Mi insegna a non crearmi alibi, ma anche a mettere sempre in discussione facili certezze… a non porre limiti. Mi insegna ogni giorno a guardare la vita dritto negli occhi, a ringraziare Dio per ogni battito di ciglia dei miei figli, a ringraziarlo per quei grandi occhi a mandorla…

L’altro giorno il mio figlio maggiore (un piccolo uomo di quasi 11 anni) mi ha detto: “Mamma io voglio Benedetta così com’è perché è troppo forte, non mi importa niente che ha un cromosoma in più! Io la voglio così, non la vorrei diversa.” E io gli ho risposto che non ce lo dobbiamo negare che sarebbe meglio non averlo quel cromosoma in più. Ma lui prepotente, e infinitamente più saggio di me, mi ha risposto: “ Se non ce l’avesse non sarebbe lei, e io voglio lei come sorella!”. L’unica cosa che mi è rimasta da fare allora è stato ridere.

Perché noi ridiamo molto, anche di lei… ma soprattutto con lei. Ho pensato, in quel momento, che ho perso il ricordo dei momenti di tristezza. Ricordo solo di quante volte le ho chiesto scusa per avere pianto quando mi hanno messo davanti al nostro futuro, ma ricordo ancora meglio di quando ho smesso di chiederle scusa e ho iniziato a dirle “Grazie”."


Grazie a Te, Maria, grazie veramente.

5 commenti:

  1. fantastica MAria......efantastiche tutte siete unesempio meraviglioso

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  2. Mica mi scelgo le consuocere a caso...;)
    Hai qualcuno per Lei?

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  3. Considerando l'età di Lei... il mio Grande potrebbe andare bene...?
    Ma ha un caratterino niente male!!!! Lei non scherza nemmeno...
    Ahi Ahi...
    Ma poi che fanno? Lui vuole andare a vivere a Londra?!!!!!

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